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1 Aprile 2012 - I. Iaquinta - G. Giganti - G. Serra - Franco Iavarone, Soprano - Violoncello - Pianoforte - Voce Recitante

 

L’appuntamento conclusivo della rassegna “Concerti in Villa Floridiana” propone un programma a tema, legato ai sentimenti ed alle passioni che suscitano la primavera ed il vino, quest’ultimo assoluto protagonista della mostra “Un museo...tutto da bere”, ospitata dal Museo Duca di Martina e visitabile fino al prossimo 22 aprile.

I due brani iniziali, Im Frühling ed Er ist’ s sono di Hugo Wolf (1860-1903) ed appartengono ai “Mörike-Lieder”, raccolta di 53 pezzi per voce e pianoforte, scritta dall’autore austriaco nel 1888, su testi del poeta Eduard Mörike.

Sebbene l’intenzione di Wolf fosse quella di rinverdire i fasti di Schubert e Schumann, i suoi lieder si distaccano decisamente dalla tradizione in quanto caratterizzati da uno stile nuovo e da soluzioni originali.

Il contributo di Claude Debussy (1862-1918) al repertorio cameristico per voce e pianoforte fu invece influenzato soprattutto dalle liriche dell’amico Paul Verlaine.

Un esempio significativo lo ricaviamo dai tre brevi pezzi che fanno parte delle Ariettes oubliées (C’est l’extase, Chevaux de bois e Green), composte nel 1888, il cui titolo è legato ad un omonimo gruppo di poesie appartenenti alla raccolta Romances sans paroles, dove sensazioni personali si alternano a ricordi di amori perduti, scritte da Verlaine fra il 1872 ed il 1873, durante il suo peregrinare fra Belgio ed Inghilterra.

Probabilmente gli stessi stati d’animo si agitavano in Giuseppe Martucci (1856-1909), quando concepì nel 1890 le Due romanze per violoncello e pianoforte, op. 72, ricche di temi che in seguito avrebbe sviluppato nei lavori di respiro più ampio.

Forti nostalgie si riscontrano anche nei songs The lover’s appeal, A farewell e Tell me maiden del bergamasco Alfredo Piatti (1822-1901), definito da Liszt il “Paganini del violoncello” e noto soprattutto come interprete.

Dedicate ad altrettante figure dell’alta società inglese, le composizioni sono indicative della intensa partecipazione al contesto culturale britannico, di un autore che soggiornò per quasi mezzo secolo a Londra.

Chiusura rivolta al romagnolo Francesco Balilla Pratella (1880-1955), compositore ed etnomusicologo, figura di spicco del Futurismo, che scrisse pezzi come Impressioni per canto e pianoforte, Inebbriarsi op. 26, n. 2, Felicità-Giovinezza (da Stati d’anima op. 27, n. 1 per canto e pianoforte) e L’Addio, per violoncello e pianoforte.

Pratella fornì, inoltre, un deciso apporto teorico al movimento fondato da Marinetti, concretizzatosi con tre “Manifesti sulla Musica” e numerosi articoli e saggi apparsi su diverse testate nazionali dell’epoca, fra i quali “Il vino e la musica” (1934), la cui elaborazione è stata recentemente curata da Nicola Babini.

 

Marco del Vaglio


 

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