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25 Marzo 2012 - A. Persichilli - Anna Lisa Bellini, Flauto e Pianoforte

 Il programma di questa mattina è rivolto ad alcuni autori poco conosciuti che, nell’Ottocento e nel Novecento, hanno fornito un contribuito significativo al repertorio per flauto e pianoforte.
In apertura ascolteremo la Sonata “Undine”, op. 167 del tedesco Carl Reinecke (1824-1910), che fu anche pianista, direttore d’orchestra e docente.
Il brano risale al 1882 e prende spunto dall’omonima fiaba di Friedrich de la Motte Fouqué, incentrata sulla storia di una ninfa marina, desiderosa di acquisire un’anima immortale.
Per tale motivo assume sembianze umane e sposa un cavaliere, ma non riuscirà a raggiungere il suo scopo, per cui tornerà a vivere, per sempre, nell’ambiente dal quale aveva cercato di evadere.
Di natura tipicamente descrittiva, la sonata è costituita da quattro movimenti, che corrispondono alle fasi salienti della vicenda, e fornisce un ottimo esempio del valore di Reinecke, oggi noto soprattutto perché, fra i suoi allievi del conservatorio di Lipsia, si annoverarono figure del calibro di Grieg, Janáček, Albéniz e Bruch.
Sarà poi la volta del francese Gabriel Fauré (1845-1924), ricordato in particolare per un Requiem, composto “senza ragione... per il solo piacere di farlo”, come ebbe a precisare lui stesso qualche anno dopo la stesura del pezzo sacro.
Il suo apporto alla letteratura cameristica, caratterizzato da brani di estrema raffinatezza, è ben evidenziato nella Fantasia op. 79 per flauto e pianoforte (1898).
In questo caso Fauré tenne in gran conto la tradizione flautistica transalpina, rappresentata all’epoca da un virtuoso come Paul Taffanel, anche se, per una serie di motivi, non fu lui ad eseguire la “prima”.
Da un francese ad un rumeno, che però trascorse gran parte della sua vita a Parigi, George Enescu (1881-1955), violinista, pianista, direttore d’orchestra e compositore, considerato il fondatore della scuola nazionale del suo paese.
Bambino prodigio, a sette anni era già iscritto al conservatorio di Vienna e, dopo il diploma, conseguito nel 1894, si spostò in Francia per perfezionarsi.
A questo periodo iniziale appartiene il Cantabile et Presto per flauto e pianoforte (1904), caratteristico dello stile di Enescu, teso costantemente a fondere la musica popolare con quella colta.
Il concerto si chiuderà con un altro francese, Francis Poulenc (1899-1963), che in gioventù fece parte del cosiddetto “Gruppo dei Sei”, insieme a Auric, Durey, Honegger, Milhaud e Germaine Tailleferre.
Il sodalizio, sebbene di breve durata, influenzò notevolmente la sua produzione successiva, che si distinse spesso per un tono lieve, sovente scanzonato, ed un tratto inconfondibile.
Una prerogativa che emerge anche dalla Sonata per flauto e pianoforte, opera della maturità, scritta su richiesta della Fondazione Elizabeth Sprague Coolidge (istituzione intitolata alla pianista e grande mecenate statunitense).
Completata nel 1957, la composizione esordì lo stesso anno e ad eseguirla furono Jean-Pierre Rampal al flauto e lo stesso Poulenc al pianoforte.

Marco del Vaglio

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