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4 Marzo 2012 - Duo Bechstein, Pianoforte a quattro mani

I brani per pianoforte a quattro mani appartengono ad un genere cameristico che gode di scarsa notorietà, pur contenendo, nel suo ambito, brani di elevato interesse e una letteratura molto più ampia di quanto si possa immaginare.

Il programma odierno, che vede impegnato il Duo Bechstein, costituito da Laura Beltrametti ed Ennio Poggi, rappresenta un significativo esempio al proposito, in quanto rivolge la sua attenzione verso la produzione di autori famosissimi.

In particolare possiamo dividere le composizioni che ascolteremo in categorie ben distinte, la prima delle quali riguarda i pezzi concepiti appositamente per pianoforte a quattro mani.

Ad essa appartengono la Sonata in re maggiore K. 381 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), che risale presumibilmente al 1772 e fu scritta dal grande compositore per essere eseguita in coppia con la sorella Maria Anna (meglio nota come Nannerl) e le Variazioni su un’aria nazionale di Moore di Fryderyk Chopin (1810-1849), venute alla luce soltanto alla fine degli anni '50 del secolo scorso, che presentano tale appellativo poiché l’autore polacco recuperò il motivo dalla raccolta “Arie e Canti di Thomas Moore”.

Ma, per motivi legati a particolari esigenze, alcuni musicisti hanno fornito delle versioni per pianoforte a quattro mani di proprie composizioni, quasi sempre destinate, in origine, ad organici molto più ampi.

E’ il caso, ad esempio, di Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847), che trascrisse la sua celebre Ouverture Le Ebridi, op. 26, per poterla suonare insieme alla sorella Fanny o di Franz Liszt (1811-1886), che arrangiò alcuni dei suoi brani, come la celeberrima Rapsodia ungherese n. 2 in do diesis minore ed il notissimo poema sinfonico Les Préludes, per eseguirli con gli allievi.

A completamento dell’interessante panoramica verrà proposto una versione per pianoforte a quattro mani del maestro Poggi, relativa al Valzer di Charles Gounod (1818-1893), tratto dal dramma lirico “Faust”, basato sull’omonimo poema di Goethe, che l’autore francese musicò avvalendosi dei testi di Jules Barbier e Michel Carré.

 Marco del Vaglio

 


 

 

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