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29 Gennaio 2012 - B. Palumbo - R. Frulio, Clavicembalo e Flauto

Durante il periodo barocco Italia e Germania furono fra i paesi europei più rappresentativi in ambito musicale.

Ciò è ben evidenziato nel programma proposto da Barbara Palumbo (clavicembalo) e Riccardo Frulio (flauto), che inizia con Benedetto Marcello (1686-1739), personaggio poliedrico del contesto veneziano, vissuto in un ambiente familiare nobile e dalle forti tradizioni artistiche e letterarie.

Il suo lavoro più noto è sicuramente l’ “Estro poetico-armonico”, raccolta di 50 salmi, musicati a partire dai testi tradotti da Girolamo Ascanio Giustiniani, il cui titolo denota un’aperta polemica nei confronti di Vivaldi e del suo “Estro armonico”.

Ma anche la produzione strumentale risulta abbastanza corposa, e ad essa appartengono le giovanili sonate, n. 1 in fa maggiore e n. 2 in re minore, dalle 12 sonate, op. 2 per flauto e violoncello o basso continuo, pubblicate ad Amsterdam nel 1712.

Fra i massimi rappresentanti del barocco tedesco va annoverato Johann Sebastian Bach (1685-1750).

Il musicista trascorse l’ultimo periodo della sua vita a Lipsia, dove ricoprì il ruolo di kantor nella chiesa di S. Tommaso.

Una nomina tutt’altro che scontata, visto che il posto, rimasto vacante per la morte di Johann Kuhnau nel 1722, era piuttosto ambito e, solo dopo rinunce e vicissitudini varie, il consiglio municipale decise di assegnarlo a lui.

Si trattò di una decisione sofferta, in quanto molti ritenevano che il grande compositore non sarebbe stato in grado di svolgere appieno gli impegnativi compiti a lui affidati, tenendo presente che, in qualità di kantor, avrebbe dovuto sia insegnare numerose materie alla Scuola di S. Tommaso (istituzione legata all’omonima chiesa), sia comporre, a cadenza settimanale, le musiche per le liturgie che si svolgevano nelle due chiese più importanti di Lipsia, dedicate rispettivamente a S. Tommaso e a S. Nicola.

Naturalmente si sbagliavano e, durante la lunga permanenza a Lipsia, conclusasi con la morte, avvenuta nel 1750, Bach diede il suo prestigioso apporto.

Un esempio significativo al proposito è fornito dal Concerto Italiano BWV 971, tratto dalla seconda parte dei Clavier-Übung (Esercizi per la tastiera), il cui titolo indica una chiara destinazione didattica.

Con Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788), nato a Weimar dal primo matrimonio di Johann Sebastian con la cugina Maria Barbara Bach, passiamo ad uno dei figli più musicalmente dotati dell’autore tedesco.

Virtuoso della tastiera ed eccellente compositore, fu attivo prima a Berlino (1740–1767), e poi ad Amburgo (1767-1788), dove sostituì il defunto Telemann alla direzione musicale della città.

Una posizione, quest’ultima, che gli permise una maggiore libertà, per cui diede vita a brani ricchi di soluzioni sperimentali per l’epoca, al punto da essere oggi considerato un autore di transizione, nel passaggio dallo stile barocco a quello romantico.

A tale periodo appartiene anche la Sonata in sol maggiore per flauto e basso continuo (1786), nota con l’appellativo di “Amburghese”, fra le ultime concepite da Carl Philipp Emanuel Bach per tale organico.

La parte conclusiva del concerto ci riporta in Italia, con due compositori minori, Pier Domenico Paradies (1707-1791) e Giovanni Benedetto Platti (1692-1763).

Il primo, napoletano (talora chiamato anche Paradisi), fu probabilmente allievo di Porpora, prima di recarsi a Londra, dove soggiornò fra il 1746 ed il 1770, ma ritornò poi in Italia in seguito a sopraggiunte difficoltà economiche.

La sua fama è legata alla produzione tastieristica e, in particolare, alla raccolta di Dodici sonate di gravicembalo, data alle stampe nel 1754 dall’editore londinese John Johnson, alla quale appartiene anche la Sonata X in re maggiore.

Dal canto suo Platti, padovano di nascita, studiò a Venezia con Gasparini e, forse, con lo stesso Vivaldi, ed ebbe anche contatti con Pietro Cristofori, l’inventore del fortepiano.

Emigrò in seguito a Würzburg in Germania, alla corte del principe vescovo Johann Philipp Franz von Schönborn e lì rimase fino alla fine dei suoi giorni, ricoprendo una serie di prestigiosi incarichi in ambito musicale.

Il suo stile, caratterizzato da eleganza e vivacità, si riscontra anche nella virtuosistica Sonata in sol maggiore, op. 3 n. 6, che chiude la raccolta di Sei Sonate a Flauto Traversiere Solo con Violoncello ovvero Cembalo, pubblicata a Norimberga nel 1743 e dedicata al suo allievo Pietro Filippo di Krufft.

Marco del Vaglio

 

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